Master Award 2026 | Carol Guzy (ITA)

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Vincitrice Master Award 2026Carol Guzy
ICE - Broken Families

Agenti dell’ICE con il volto coperto e ufficiali federali detengono i migranti dopo le udienze del tribunale per l’immigrazione a New York. Nel contesto della campagna di deportazioni di massa avviata dall’amministrazione Trump, la fotografa ha documentato famiglie in stato di trauma nel periodo che va da giugno a dicembre 2025, con particolare attenzione ai minori intrappolati nel fuoco incrociato tra le politiche di espulsione e il diritto alla protezione.

Copyright foto: © Carol Guzy

La Motivazione della Giuria

Ci sono immagini che informano e ci sono immagini di fronte alle quali proviamo disagio: spesso, sono queste le più necessarie, perché non ci permettono di distogliere lo sguardo.

Il lavoro di Carol Guzy sugli arresti dell’ICE al Jacob Javits Federal Building di New York è, a tutti gli effetti, un potente esempio di fotografia impegnata. Realizzato nell’arco di sei mesi, tra giugno e dicembre 2025, questo corpus di immagini incarna i valori in cui il Festival della Fotografia Etica crede rispetto al ruolo delle immagini: far sì che chi è al potere sia responsabile delle proprie azioni, senza però mai perdere di vista gli esseri umani le cui storie vengono condivise.

Ciò che ha colpito maggiormente la giuria è la straordinaria capacità di Guzy di attraversare l’intero racconto emotivo di una crisi — dall’angoscia viscerale e cruda di una madre che urla mentre la sua famiglia le viene strappata, alla tenerezza più silenziosa, quasi insopportabile, di una guardia di sicurezza in lacrime davanti a una madre e un bambino nella disperazione più assoluta. È proprio in questa oscillazione tra una scena caotica e una situazione più intima che si muove il grande fotogiornalismo.

Il linguaggio visivo è senza compromessi. Agenti mascherati con passamontagna, migranti in fila sotto il ritratto di Trump e le parole della Costituzione; la giustapposizione non è casuale. Guzy padroneggia la grammatica del momento decisivo, ma comprende anche qualcosa di più profondo: talvolta, un’inquadratura silenziosa penetra più in profondità nella coscienza collettiva rispetto ad uno scatto che porta con sè la drammaticità del momento.

In un panorama mediatico sempre più saturo di immagini, questo lavoro ci ricorda perché la fotografia conti ancora, perché un singolo fotogramma di bambini che si aggrappano disperatamente alla maglietta del padre possa dire più di qualsiasi discorso politico sulla giustizia, la dignità e l’umanità.

La giuria è onorata di riconoscere questo lavoro. E siamo grati a Carol Guzy, una delle fotoreporter più premiate della sua generazione, per aver avuto il coraggio di stare in quel tribunale, giorno dopo giorno, a testimoniare quanto sta accadendo.

Carol Guzy è nata a Bethlehem, in Pennsylvania, dove ha vissuto fino al 1978, quando ha concluso gli studi al Northampton County Area Community College, conseguendo un diploma in Scienze infermieristiche. Un cambiamento di rotta l’ha portata all’Art Institute di Fort Lauderdale, in Florida, dove ha studiato fotografia, laureandosi nel 1980 con un diploma in Scienze Applicate indirizzo Fotografia.

Ha svolto un tirocinio presso il Miami Herald e, al termine degli studi, è stata assunta come fotografa di redazione. Ha trascorso otto anni presso quel giornale e nel 1988 è entrata a far parte della redazione del Washington Post come fotografa di staff, ruolo che ha ricoperto fino al 2014. Attualmente lavora per l’agenzia ZUMA Press e anche come freelance.

È la prima giornalista ad aver ricevuto quattro Premi Pulitzer, l’ultimo dei quali assegnatole per la copertura del terremoto di Haiti nel 2010. In precedenza era già stata insignita del Pulitzer per due volte nella categoria Spot News Photography, per aver documentato l’intervento militare ad Haiti e la devastante colata di fango ad Armero, in Colombia. Ha ricevuto un terzo Pulitzer, nella categoria Feature Photography, per il suo lavoro in Kosovo. È stata nominata Fotografa dell’Anno dalla National Press Photographers Association per tre volte e per nove volte dalla White House News Photographers Association, oltre ad aver ricevuto numerosi altri prestigiosi riconoscimenti nel campo del fotogiornalismo. È specializzata in progetti documentari a lungo termine che raccontano l’umanità, nel suo paese e all’estero.

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