
Tra il 2021 e il 2024 oltre un milione di persone hanno attraversato il Darién nell’intento di raggiungere gli Stati Uniti. Nel 2024 la maggior parte dei migranti erano venezuelani, ma a loro si sono aggiunti afghani, cinesi, haitiani ed ecuadoregni così come persone provenienti da altri paesi. Oggigiorno sono oltre cento le nazionalità rappresentate da coloro che attraversano questa fitta giungla al confine tra Panama e Colombia, camminando lungo il pericoloso tratto di circa 25.000 chilometri quadrati, indossando ciabatte, con i loro averi in borse di plastica, e portando i loro bambini in braccio. Non è chiaro quanti di loro riescano ad arrivare a destinazione.
Grazie a questo reportage ha vinto il premio Master Award del 2025.
La guerra nell’Est dell’Ucraina continua ad intensificarsi per il terzo anno consecutivo da quando il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’invasione nel Febbraio 2022 dopo un lungo periodo di tensioni diplomatiche. Le ostilità nelle regioni a Est sono iniziate nel 2014 e da allora molti civili sono stati costretti a spostarsi nei territori a Ovest o in altri paesi europei. Gli incessanti bombardamenti hanno lasciato una scia di distruzione, paralizzando le infrastrutture, l’economia e lo stile di vita dell’Ucraina.
Grazie a questo reportage ha vinto il premio Spotlight Award del 2025.
Nel luglio 2021, quando l’ex primo ministro haitiano Jovenal Moise viene assassinato, il paese entra in una spirale di illegalità e brutale violenza tra bande, con migliaia di persone uccise e rapite, mentre per le strade imperversano furiosi scontri per il controllo del territorio. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel Paese si sono registrati circa 5000 omicidi nel 2023, più del doppio di quelli del 2022.
A fine febbraio 2024, nel violento processo di richiesta di dimissioni del primo ministro Ariel Henry, Cherizier si è assunto la responsabilità dei mortali attacchi coordinati contro le prigioni, le stazioni di polizia e gli edifici governativi, che hanno causato la chiusura dell’aeroporto e furiose battaglie di strada contro la polizia nel centro della città.
Grazie a questo reportage ha vinto il premio Master Award del 2024.
Questo lavoro approfondisce le conseguenze durature che la guerra produce sui giovani, offrendo uno sguardo sulla realtà di cosa significhi essere ragazzi in Ucraina, a quasi due anni dall’inizio del conflitto. In genere, gli anni della giovane età adulta rappresentano un periodo in cui espandere gli orizzonti, fare amicizia e intraprendere nuove avventure. Tuttavia, per molti giovani ucraini, la guerra con la Russia ha infranto queste prospettive, sostituendole con pericoli, morte, depressione e la mancanza di una casa. All’interno di questa narrazione visiva, ci sono le vite andate in frantumi e i sogni svaniti, che si mescolano con la speranza che cerca di farsi largo per non essere subissata dall’oscurità circostante. Ogni immagine funge da frammento, una storia individuale che si intreccia con quelle che compongono un mosaico più ampio, per riflettere le diverse realtà e aspirazioni che emergono da questa nazione ferita.
Grazie a questo reportage ha vinto il premio Spotlight Award del 2024.
La famiglia Allen rappresenta il meglio che le aziende agricole americane hanno da offrire. Sono la sintesi perfetta del sapere e delle competenze, tramandate di generazione in generazione. Per secoli, il mondo ha beneficiato della loro tradizione e del loro rapporto intimo con la terra, ma di fronte all’inarrestabile espansione dell’agricoltura industrializzata, il modello generazionale di azienda sta mutando. Le medie imprese agricole tradizionali sono vicine al fallimento in America, spazzate via da un’economia agricola fiorente ma spietata, che favorisce gli estremi. Le aziende rimaste si trovano sul bordo di un abisso sempre più ampio, nel quale sono finite più di 4 milioni di imprese agricole dal 1948 ad oggi.
Grazie a questo reportage ha vinto il premio Spotlight Award del 2023.
Questo progetto si propone di indagare come il cambiamento climatico in Perù influisca sugli allevatori di alpaca, trasformandoli in “migranti climatici” costretti a spostarsi ad altitudini sempre più elevate o ad abbandonare il loro stile di vita per trasferirsi in città a bassa quota. La minaccia diretta di tutto questo è la perdita dell’identità culturale andina. L’obiettivo di questo lavoro è anche quello di mostrare gli sforzi della comunità scientifica che cerca di contribuire alla lotta contro le conseguenze del cambiamento climatico sugli alpaca e rafforzare una maggiore resilienza degli animali attraverso la selezione genetica.
Grazie a questo reportage ha vinto il premio Short Story Award del 2023.
Michelle, una ragazza di 15 anni, è una delle più giovani sindache d’Italia e una Consigliera regionale recentemente eletta. Questo perché nel 1997 una legge parlamentare ha introdotto la partecipazione dei giovani negli organismi politici attraverso i Consigli Comunali dei Ragazzi, che sono organizzati allo stesso modo dei Consigli per adulti. Isabella Franceschini, fotografa freelance, ha documentato la vita di tutti i giorni di questa giovane sindaca. Grazie a questo reportage ha vinto il premio Short Story Award del 2022.
L’innalzamento delle acque e i disastrosi interventi umani lungo il fiume Paraíba do Sul ha reso una cittadina situata nel suo delta, Atafona, il caso più significativo di erosione costiera in Brasile. Felipe Fittipaldi, fotografo brasiliano, realizza questo reportage che ha alla base l’esplorazione visiva della complessa relazione tra una comunità e l’ambiente, che risulta a tratti intima e spietata, con i suoi protagonisti che fanno i conti con il passato, in attesa della prossima inondazione. Con questo progetto il fotografo ha vinto il Master Award 2022.
Daniele Vita, un fotografo freelance italiano, ha seguito un gruppo di 10 ragazzi dagli 11 ai 15 anni di Catania, una città con un’alta percentuale di persone colpite da povertà ed esclusione sociale. Molti di questi hanno già un passato travagliato o vivono il loro presente in un modo che non rispecchia affatto la loro giovane età. Il fotografo li ha ritratti tra le rocce e sembrava quasi di poter intravedere momenti della loro infanzia. Grazie a questo reportage ha vinto la categoria Future Generations Award del 2021.
In America Latina, la mancanza di opportunità lavorative e di accesso all’istruzione, la corruzione politica e l’impunità, persistono da generazioni, alimentando un circolo vizioso di violenza e migrazione, sintomo e causa di società disgregate. Nicolò Filippo Rosso, fotografo documentarista italiano, testimonia per quattro anni le rotte migratorie di rifugiati e migranti dal Venezuela alla Colombia e dall’America Centrale al Messico e agli Stati Uniti. Grazie a questo suo lavoro vince nel 2021 il premio Masterd Award.
Nell’edizione 2020 è stata introdotta la categoria Madre Terra Award, sezione tematica dedicata ai temi dell’ambiente e della natura. Dario de Dominicis con il suo reportage documenta gli effetti devastanti dello sviluppo industriale nell’area già economicamente depressa della baia di Guanabara, il porto naturale di Rio de Janeiro. Le limitazioni nell’uso del territorio sono dovute alle attività della Marina militare e alle rotte marittime congestionate, ma ancor di più alle restrizioni sempre maggiori imposte dalle compagnie petrolifere. Oltre a possibili contaminazioni da parte dell’industria petrolifera, la baia è anche minacciata dall’inquinamento urbano.
Il progetto di Teryoshin, iniziato nel 2016 e tutt’ora in corso, analizza il tema della guerra e delle armi sotto un punto di vista singolare. Nothing personal ci mostra il dietro le quinte del business mondiale della difesa e il back office della guerra, esattamente l’opposto di un campo di battaglia: un parco divertimenti per adulti di dimensioni esagerate con vino, finger food e armi luccicanti. Qui i cadaveri sono manichini o pixel sugli schermi di enormi simulatori. Bazooka e mitragliatrici sono collegati a schermi piatti e le fasi della guerra vengono inscenate in un ambiente artificiale, davanti a una tribuna piena di ospiti importanti, ministri, capi di Stato e mercanti di armi. Grazie a questo potente reportage, Teryoshin si aggiudica la categoria Contemporary Issues del World Press Photo 2020.
La fotogiornalista americana racconta le vite dei nativi americani nella riserva indiana di Pine Ridge, considerato il posto più povero negli Stati Uniti, e di come questa comunità stia lottando contro l’abuso di alcol e metanfetamine. Grazie a questo potente reportage, Darcy Padilla vince il Master Award 2019.
In vista della celebrazione della 10° edizione del Festival, è stata introdotta la categoria World Italy Award, sezione tematica completamente dedicata al nostro Paese. Mariano Silletti ha documentato nel suo reportage la vita quotidiana di un borgo rurale lucano in cui uomini e donne hanno deciso di preservare la fragile bellezza del territorio attraverso la pratica dell’agricoltura tradizionale.
Il potente reportage di Bronstein documenta uno dei più veloci esodi transfrontalieri che si siano mai registrati, quello dei Rohingya, gruppo di minoranza di origine islamica, oggetto di una brutale campagna di pulizia etnica dovuta alla repressione militare del Myanmar. Nel rispetto del dolore di un’intera popolazione, il racconto raggiunge un grande impatto emotivo e documentale.
Nel 2018 il Festival della Fotografia Etica decide di istituire una categoria dedicata unicamente a coloro che si affacciano al momento della fotografia. La categoria Student Award si pone l’obiettivo di scoprire e supportare giovani fotografi di talento.
Nanna Heitmann è la prima vincitrice di questa sezione grazie al suo racconto sulla chiusura dell’ultima miniera di carbone rimasta. Racconta con un linguaggio nuovo la speranza della fine di un’era di sovrasfruttamento degli uomini e della natura. Da lì a pochi mesi il lavoro verrà pubblicato su TIME Magazine.
L’European Photographers Award, in collaborazione con il Festival ManifestO di Tolosa, sposta la sua attenzione sui fotogiornalisti di cittadinanza francese. Fra tutti i lavori si distingue “Derby”, fotoreportage che ci porta in Algeria dentro gli stadi di calcio, forse gli unici spazi rimasti ai cittadini per manifestare i propri disagi e l’insofferenza verso chi li governa. È il primo capitolo del progetto “Kho, the Genesis of a Revolt”, recentemente premiato al World Press Photo nella sezione Long-Term Projects, Stories.
Con questo progetto Daniel Berehulak documenta la campagna sanguinosa e caotica contro la droga che il presidente Rodrigo Duterte ha cominciato dopo essersi insediato nel 2016 nelle Filippine. Da allora, oltre 3000 persone sono state uccise per mano della polizia. Un lavoro di serio e complesso approfondimento giornalistico realizzato magistralmente.
Daniels documenta con estrema sensibilità la storia recente della Repubblica Centrafricana, sprofondata in una delle crisi umanitarie più trascurate dai media internazionali, raccontando l’intero Paese con scatti giornalistici, precisi e asciutti grazie ai quali vince il Master Award 2016.
Nel 2016 il World.Report Award introduce per la prima volta la categoria European Photographers Award, sezione che vuole focalizzare la sua attenzione sulle diverse cittadinanze dei fotografi europei. Il progetto si rivolge per il primo anno a tutti i fotografi di nazionalità spagnola e si sviluppa in collaborazione con il PhotOn Festival di Valencia. Si aggiudica il primo posto il reportage “Latidoamérica” in cui Javier Arcenillas, nonostante le situazioni di pericolo, riesce a raccontare con efficacia la violenza presente nella società honduregna. Un fotogiornalismo in “presa diretta” che fa del coraggio la base per la testimonianza di fenomeni sociali estremi.
Il progetto vincitore dello Spot Light Award del 2015 mostra donne detenute in prigioni siberiane. Anosova documenta senza giudizio e con grande delicatezza i loro piccoli momenti di intimità e raccoglimento, al riparo dalla sorveglianza costante cui sono sottoposte.
“From there to here” si classifica al primo posto nella categoria Master Award. Si tratta di un archivio visivo dell’immigrazione in cui Piscitelli testimonia la complessità del tema dei flussi migratori verso l’Europa. L’autore ci restituisce con grande umanità la dimensione di odissea collettiva e individuale a cui vanno incontro migliaia di esseri umani.
Nel 2014 abbiamo introdotto una nuova categoria: la Short Story Award, un reportage raccontato in pochi scatti, ma dal messaggio diretto e potente.
L’autore ha saputo condensare in cinque scatti la drammatica vicenda delle streghe bambine, che da diversi decenni imperversa per le strade di Kinshasa e del Congo.
Un affresco della società afgana nelle sue molteplici sfumature, raccontando la quotidianità di un Paese che è riuscito a mantenere viva la propria cultura e un barlume di normalità nonostante un conflitto devastante. Questo lavoro del fotografo iraniano vince la categoria Master Award.
In quell’anno abbiamo introdotto la categoria Spot Light Award, unica nel suo genere a premiare coloro che sino al momento della partecipazione al WRA non si erano aggiudicati nessuno fra i premi che abbiamo ritenuto essere i più importanti in ambito fotogiornalistico: World Press Photo, W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography, Pulitzer Prize, POYi Picture of the Year.
Vinse la prima edizione della categoria Sara Naomi Lewkowicz con un lavoro sulla violenza domestica.
Fabio Bucciarelli fu uno dei primi fotografi a raccontare la guerra in Siria. Un reportage che alterna situazioni di forte azione a immagini di grande impatto emotivo, che restituiscono, insieme alla documentazione dei luoghi, le vicende intime delle persone colpite dagli eventi.
L’anno successivo Donald Weber si aggiudicava il premio con la sua serie di ritratti realizzati nel 2005 nelle stanze degli interrogatori in Ucraina.
Quando abbiamo creato il concorso nel 2011 avevamo una sola categoria. Il primo vincitore è stato Fausto Podavini con un lavoro intimistico che alcuni anni dopo avrebbe vinto un World Press Photo.