GAME OF CHAIRS di Nikita Teryoshin

GAME OF CHAIRS

di Nikita Teryoshin, (Pupublishing, 2026)

IV Weekend
Sabato 17 e domenica 18 ottobre

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IV Weekend

Sabato 17 e domenica 18 ottobre

In vista delle grandi elezioni, gli attori politici ritrovano una sorta di conferma di sé stessi nei congressi federali dei partiti. Più di ogni altra cosa, questi eventi servono a produrre immagini destinate a essere trasmesse nei telegiornali della sera.
Di conseguenza, lo sforzo profuso nella messa in scena è enorme: vengono costruite scenografie, posate tonnellate di cavi, e suono e illuminazione sono controllati fin nei minimi dettagli. Ogni inquadratura deve essere perfetta. I partiti e i loro esponenti di spicco vogliono – e devono – apparire bene.
Ma non avevano fatto i conti con Nikita Teryoshin. Chi può permettersi di dirgli, a lui che è un fotografo, quali immagini produrre in questo contesto?
Per un periodo di dieci anni, Teryoshin partecipa ai grandi eventi di tutti i partiti democratici rappresentati nel Bundestag tedesco. Inizialmente fotografa per propria iniziativa, in seguito anche su commissione di Der Spiegel.
Le sue immagini documentano la fine del cancellierato di Angela Merkel, la contesa per la sua successione e il continuo avvicendarsi dei protagonisti politici nelle mutevoli coalizioni di governo e di opposizione fino ai giorni nostri.
Il vero tema del fotografo, tuttavia, sono le messe in scena mediatiche della politica. Laddove queste cercano di nascondere il fatto che l’azione politica non è altro che una simulazione, sviluppano un notevole potenziale comico.
Perché queste messe in scena possono anche essere aggirate – ed è allora che diventano visibili.

Nikita Teryoshin è nato a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo), nell’ex URSS e vive a Berlino. Quando lui aveva 13 anni la sua famiglia si è trasferita a Dortmund, in Germania, dove in seguito ha conseguito una laurea in Fotografia. Suo padre, Vladimir Teryoshin, era pittore e scenografo per il teatro e la televisione. Le sue frequentazioni al luogo di lavoro del padre, pieno di oggetti di scena e oggetti misteriosi, hanno avuto un forte impatto sulla vita del fotografo. Da allora è rimasto affascinato dai dietro le quinte allestiti dai media, dall’industria o dalla politica. Anche la ricerca fotografica sul rapporto tra esseri umani e animali occupa una parte importante del suo lavoro.
Nel 2008, durante gli studi, dopo aver scoperto il lavoro e l’ironia di Elliott Erwitt e successivamente di Martin Parr e Lars Tunbjörk, sviluppò una vera e propria ossessione per la fotografia documentaria. Si è laureato con “Hornless Heritage” (2014-2017), incentrato sulla visione stile matrix delle mucche da latte negli allevamenti intensivi, progetto ospitato al Festival della Fotografia Etica nel 2016. In “Animal Escape Plan” (2021) mostra animali che sono riusciti a sfuggire al macello e a sopravvivere, raccontati non come vittime ma come eroi. Il suo progetto più recente, “Life Sentence”, affronta i mondi artificiali degli zoo mentre il suo progetto più longevo, “Nothing Personal” (2016 – in corso), tratta il commercio globale di armi. I generi fotografici in cui si riconosce sono la fotografia di strada e documentaria e quelli che definisce “orrori quotidiani”. È membro del collettivo Burn My Eye.
Il lavoro di Nikita ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il World Press Photo, ed è stato esposto e pubblicato ampiamente su riviste e giornali quali ZEIT, Stern, Spiegel, New Yorker, New York Times, GQ, 11Freunde, Bloomberg, SZ e Le Monde.
Nel 2024 ha pubblicato la sua prima monografia, “Nothing Personal – the Back Office of War”, con GOST Books, mentre nel 2026 ha pubblicato “Game of Chairs” con Pupupublishing.

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