Il rapporto tra esseri umani e animali è stato per secoli plasmato da protezione e al contempo sfruttamento. In Life Sentence, il fotografo Nikita Teryoshin che vive a Berlino, rivolge il proprio sguardo agli zoo in Germania, Svizzera e Portogallo: luoghi la cui origine è strettamente intrecciata al passato coloniale europeo.
Un tempo gli animali venivano prelevati con la forza da regioni lontane e gli zoo diventavano finestre su mondi remoti, ma anche simboli di possesso e dominio. Oggi vengono spesso giustificati in nome della conservazione. Ma cosa significa davvero protezione quando la libertà viene fortemente limitata, e al suo posto si costruisce artificialmente un senso di vicinanza con l’essere umano?
Nelle immagini di Teryoshin, lo zoo appare come un costrutto artificiale in cui la natura è soltanto simulata. Gli animali sembrano spesso isolati, estraniati da qualsiasi ambiente naturale, confinati in strutture geometriche, metalliche e in cemento. I loro corpi sono dominati da questi spazi artificiali; il loro sguardo appare fisso su qualcosa che sta oltre — qualcosa di inaccessibile. In questo senso, l’architettura stessa del luogo diventa metafora della cattività e della spettacolarizzazione.
Copyright foto: © Nikita Teryoshin





