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We The People…Divided (Noi, il popolo…Diviso)

 

Io immagino che una delle ragioni per cui le persone si attaccano così testardamente a quello che odiano è perché esse sentono che una volta che l’odio si sia dileguato, saranno costrette ad avere a che fare col dolore.” The Fire Next Time di James Baldwin. Scrittore americano e critico sociale. Nei suoi romanzi, opere teatrali e saggi brevi ha esplorato le conseguenze sociali del razzismo da punto di vista degli oppressi e degli oppressori.

 

Il 12 agosto 2017, sono arrivato nel giardino pubblico chiamato Emancipation Park a Charlottesville intorno alle 9. Nel giro di un’ora centinaia di manifestanti si sono radunati nel parco per la manifestazione “Unite the Right(uniamo la destra): un ritrovo tardivo per lanciare uno spavaldo movimento di bianchi nazionalisti negli Stati Uniti. La protesta è stata repressa dalla polizia pochi minuti dopo il suo inizio programmato per mezzogiorno, in seguito agli scontri tra i manifestanti e il resto dei dimostranti che invece si opponevano all’iniziativa.

Più tardi, quel giorno mentre i manifestanti iniziavano una marcia e gli oppositori continuavano la loro contro-protesta, un simpatizzante nazista guidava la sua auto contro una folla di oppositori, uccidendo una persona e ferendone 19.

L’attivista Jason Kessler, che si autodefinisce “pro-bianchi”, ha organizzato il corteo per protestare contro la rimozione già pianificata della statua del Generale degli Stati Confederati Robert E. Lee. Kessler è affiliato al movimento dell’estrema destra che utilizza tecniche di internet troll per argomentare contro la diversità e “l’identità politica”- parte di un più ampio contraccolpo culturale che ha sostenuto l’elezione di Donald Trump. La marcia ha velocemente attirato altri gruppi più tradizionalisti di nazionalisti bianchi, neo-nazisti e il Ku Klux Klan.

Durante quelle 12 ore ho fotografato la marcia e la città di Charlottesville sentendo al contempo, grida di amore e odio. E quindi mi sono domandato come abbiamo fatto ad arrivare al punto in cui, in questo paese, una statua ha spinto qualcuno a guidare la propria auto sulla folla, uccidendo una persona e ferendone a dozzine?

Charlottesville è una città in Virginia, sede della Università della Virginia, con il nucleo centrale del suo campus ideato da Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori dell’America. Nei sobborghi, in cima ad un colle, si trova una piantagione che fu di Jefferson, denominata Monticello. Include un palazzo e abitazioni di schiavi ricostruite.

La scultura di Robert Edward Lee e il suo cavallo Traveller, è una statua equestre in bronzo commissionata nel 1917 e realizzata nel 1924. Questo era il periodo delle leggi di Jim Crow, termine che veniva usato come espressione peggiorativa della parola “negro”.

Queste leggi erano provvedimenti statali e locali che applicavano la segregazione razziale negli stati del sud. Promulgate da assemblee legislative a maggioranza bianca nel tardo 19esimo secolo, sono rimaste in vigore fino al 1965. Stabilivano la segregazione razziale de jure (per legge) in tutte le strutture degli stati confederati dal 1896. L’istruzione pubblica era praticamente accessibile a soli bianchi sin dalla sua istituzione nella maggior parte degli stati del sud dopo la Guerra Civile. Questo principio è stato esteso a strutture pubbliche e ai trasporti, con auto, treni interstatali e, in seguito autobus, segregati. Le strutture a disposizione degli afro-americani erano nettamente inferiori e sottofinanziate rispetto a quelle a disposizione degli europei-americani; in alcuni casi erano del tutto inesistenti. Questo corpo di leggi istituzionalizzava una serie di svantaggi economici, sociali e in termini di accesso all’istruzione. La segregazione de jure, vigeva negli stati del sud, mentre nel nord era una pratica generalmente de facto, (di fatto), senza essere dettata da una norma e si traduceva nella discriminazione all’accesso degli alloggi in seguito ad accordi tra privati, difficoltà nelle pratiche di prestito bancario e discriminazione sul lavoro.

Molte persone pensano che statue come quella del generale Lee e la bandiera dei Confederati siano veicoli per continuare a incoraggiare la segregazione razziale nel sud del paese. Quando la città di Charlottesville si è attivata per rinominare un parco pubblico da Lee Park a Emancipation Park e per rimuovere la statua di Lee, i suprematisti bianchi hanno iniziato a organizzare proteste attorno al monumento.

Cosa ne pensava il Generale Lee sul fatto di erigere monumenti in suo onore e relativi alla Guerra Civile? Era contrario. Quando ancora in vita, Lee poneva l’accento sul fatto che il paese doveva andare oltre il periodo della guerra. “Penso sia molto più sensato non riaprire le piaghe della guerra, ma seguire gli esempi di quelle nazioni che tentano di cancellare i conflitti civili, che si impegnano a mettere nel dimenticatoio ciò che queste lotte hanno generato.”

In America stiamo guardando al passato, lottando per il retaggio e i pregiudizi della Guerra Civile, invece di andare oltre e abbracciare la società che la costituzione americana propose:

Noi, Popolo degli Stati Uniti, per realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi ed alla nostra Posterità, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d’America”. (Preambolo alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, 1787)

BIOGRAFIA

Mark Peterson è un fotografo residente a New York. Ha pubblicato i suoi lavori su New York Times Magazine, New York Magazine, Fortune Magazine, Time Magazine, ESPN Magazine, Geo Magazine e in molte altre pubblicazioni di carattere nazionale ed internazionale.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui l’Eugene Smith grant per il suo lavoro sugli alcolisti che alternano cicli di remissioni e di ricadute.

I suoi lavori sono stati oggetto di numerose mostre in sedi museali, tra cui il progetto sulle Low Rider, vetture con sospensioni modificate, presentato in occasione dell’esposizione dal titolo “Museum Are Worlds” presso il Louvre di Parigi nel 2012. E’ autore dei libri “Acts Of Charity”, pubblicato dall’editore Powerhouse nel 2004, e “Political Theatre”, pubblicato da Steidl nell’autunno 2016. Quest’ultimo è stato dichiarato uno dei migliori libri fotografici dell’anno da Time Magazine. Quest’anno “Political Theatre” ha vinto il primo premio nella categoria News Picture Story | PoyI e numerosi altri riconoscimenti. Nel 2017 Mark è stato inoltre nominato da PDNPhotographer of the Year’ per il suo lavoro e per il suo libro sulla corsa alla Presidenza Americana.

www.markpetersonpixs.com

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