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UNO SGUARDO SUL MONDONICK HANNES
Il giardino delle delizie

Dubai è uno dei sette sceiccati che formano gli Emirati Arabi Uniti. Fino agli anni ’60, questo tratto di deserto poco ospitale nel Golfo Persico non aveva elettricità né acqua corrente. Fu la scoperta del petrolio nel 1966 a scatenare l’ondata di modernizzazione che cambiò drasticamente il volto della città. A tempo di record, Dubai si è trasformata in una città globale, dove il commercio, le proprietà immobiliari e il turismo sono diventati i suoi settori economici più importanti. La popolazione è passata da 183.000 abitanti nel 1975 ai quasi tre milioni di oggi. Di questi, solo il 10% è nativo degli Emirati, mentre il resto della popolazione è costituito da espatriati che risiedono e lavorano temporaneamente nell’Emirato. Il 75% della popolazione è di sesso maschile.

Nick Hannes è stato a Dubai cinque volte tra il 2016 e il 2018. Considerando la città come un caso di studio in un’urbanizzazione guidata dal mercato, egli la definisce come il più grande parco giochi per la globalizzazione e il capitalismo senza limiti o etica. In altre parole, una sala di intrattenimento fuori controllo, meticolosamente progettata per servire il consumismo più sfrenato.

Le fotografie di Hannes funzionano come un coltello affilatissimo che usa l’umorismo e l’ironia per attraversare questa metropoli del futuro. Ciò che rimane, per citare le parole dell’architetto olandese Rem Koolhaas, è una “città generica”, senza storia, personalità o identità, una città che è “indifferente ai suoi abitanti”. Per Hannes, è un luogo in cui “le attività umane sono ridotte al loro valore economico”.

Nick Hannes è nato ad Anversa nel 1974. Vive a Ranst, in Belgio.

Laureatosi alla Royal Academy of Fine Arts (KASK) di Gand nel 1997, per i successivi otto anni ha lavorato come fotogiornalista. Nel 2006 ha smesso di ricoprire incarichi per la stampa, al fine di concentrarsi completamente sui suoi progetti documentaristici. Gran parte del suo lavoro personale ha una forte componente politica e sociale.

Nel 2006, parte per un viaggio di un anno in autobus e treno attraverso l’ex Unione Sovietica, portando con sé solo uno zaino e una macchina fotografica. Questa avventura ha portato al suo primo libro, Red Journey (Lannoo Publishers, 2009), che tratta della fase di transizione nella società post-comunista. Red Journey ha gettato le basi del suo approccio fotografico, in cui l’ironia, l’ambiguità e le metafore visive hanno un ruolo di primo piano. Nel 2010 ha iniziato Mediterraneo. The Continuity of Man (Hannibal Publishers, 2014), un progetto epico che include 20 viaggi in 21 paesi del Mediterraneo in quattro anni. Questa serie contrappone realtà parallele e paradossi della regione mediterranea, concentrandosi su varie questioni contemporanee come turismo di massa, urbanizzazione, migrazione, conflitti e crisi di vario genere. Il suo terzo libro è intitolato Garden of Delight (Hannibal / Editions André Frère, 2018). Questa serie ha ricevuto il Magnum photography Award nel 2017, lo Zeiss Photography Award e il Days Japan Special Jury Prize nel 2018.

I suoi lavori sono stati esposti, tra gli altri,  alla Biennale di Salonicco per l’arte contemporanea, al Museo di fotografia FoMu (Anversa), al Bozar Center for Fine Arts (Bruxelles), al Flanders Centre (Osaka, in Giappone), alla Breda Photo (Breda, NL), a Visa pour l’Image (Perpignan), Head On (Sydney), Triennale di Fotografia di Amburgo. Le sue fotografie sono state pubblicate, tra gli altri, su Paris Match, Stern, El Pais Semenal, Geo, Vanity Fair, Internazionale, Vrij Nederland.

Dal 2008 insegna fotografia documentaria al KASK/The School of Arts di Gand. È rappresentato da Panos Pictures (Londra) e Black Eye Gallery (Sydney).

nickhannes.be

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