fbpx
Uno Sguardo sul MondoGUILLERMO ARIAS e PEDRO PARDO in collaborazione con AFP
La Carovana

I migranti centroamericani cercano da sempre di raggiungere gli Stati Uniti. Tuttavia,  è solo nel 2018, con le grandi carovane e l’attenzione rivolta alla questione da parte del Presidente Trump, che il flusso migratorio è diventato un fenomeno evidente.

Nel corso del loro pericoloso viaggio verso il confine americano, i migranti che attraversano il Messico sono esposti ad abusi per mano delle gang, dei trafficanti di esseri umani, della criminalità organizzata e persino delle autorità. Si tratta di persone fuggite dai loro paesi di origine a causa della violenza estrema e della povertà. Muoversi in grandi gruppi rende il viaggio più sicuro. 

All’inizio di ottobre 2018, diverse centinaia di honduregni hanno iniziato il loro viaggio verso nord dopo un appello lanciato sui social media.  Una volta giunto al confine tra Guatemala e Messico, il gruppo, composto principalmente da immigrati provenienti dall’Honduras e qualcuno da El Salvador e Guatemala, è diventato sempre più numeroso. Dopo gli scontri al confine con il Guatemala ed in seguito con le autorità Messicane, il gruppo ha continuato la propria marcia e dal Messico centrale altre due carovane si sono formate, iniziando così il loro viaggio verso nord.

Nella seconda settimana di novembre, la prima carovana ha raggiunto Tijuana, al confine tra Stati Uniti e Messico e alla fine del mese, secondo le autorità locali, nei rifugi erano presenti più di 7000 migranti, che si sono presto resi conto che le pattuglie di frontiera statunitensi non avrebbero offerto loro l’accoglienza che speravano. Il 25 novembre, circa 500 migranti si sono dispersi in diverse aree e gli ufficiali di frontiera americani hanno sparato gas lacrimogeni per costringerli a tornare indietro. Alcuni di loro sono riusciti ad attraversare il confine, per essere subito dopo arrestati. Dopo l’incidente, la retorica anti-immigrazione del presidente Trump si è accentuata, le autorità statunitensi hanno intensificato il controllo delle frontiere e quelle messicane hanno aumentato il monitoraggio dei migranti nella città di Tijuana. La situazione si è aggravata anche a causa dei lunghi tempi di attesa per effettuare le richieste di asilo, che ha portato piccoli gruppi di migranti a tentare di attraversare illegalmente il confine nell’area di Tijuana-San Diego, passando attraverso le aperture delle recinzioni metalliche sul confine. Oltrepassare illegalmente il confine per poi arrendersi alle pattuglie di frontiera subito dopo, rende l’iter legislativo per la richiesta di asilo più veloce. 

Alla fine di dicembre 2018, la maggior parte delle persone nella carovana ha trovato il modo di arrivare negli Stati Uniti. Alla vigilia di Capodanno, la zona di Tijuana-San Diego ha visto un altro tentativo di attraversamento di massa per superare il confine.  Circa 200 migranti sono stati respinti dagli agenti di frontiera i quali sparavano gas lacrimogeni. Alcuni sono riusciti a farcela, per essere poi arrestati dagli ufficiali. Di conseguenza, le recinzioni e le misure di sicurezza sono state rafforzate e le carovane centroamericane hanno iniziato a spostarsi verso l’area più ad est del confine, dove non ci sono ostacoli ed è possibile arrivare negli Stati Uniti attraversando il fiume Rio Grande, per poi consegnarsi alle autorità. 

Anche se le carovane quest’anno non hanno ancora raggiunto le proporzioni dello scorso, ci sono tuttora ondate di migranti centroamericani che viaggiano in grandi gruppi. Nonostante le politiche migratorie del Messico stiano diventando più aggressive e il presidente Trump mantenga alta la pressione, le carovane, grandi o piccole che siano, rimangono il modo più sicuro per attraversare il Messico ed hanno cambiato in modo permanente le dinamiche della migrazione in questa parte del mondo.

afp.com

Guillermo Arias è un fotoreporter messicano che vive a Tijuana in Messico

Attualmente lavora come fotoreporter indipendente, collaborando regolarmente con l’Agence France Presse (AFP). Inoltre, negli ultimi due anni ha collaborato, tra gli altri, con il New York Times, Politico, Bloomberg e CNN, tra gli altri.

  Ha iniziato la sua carriera come fotoreporter free-lance nel 1993, a Tepic, in Messico. Dopo aver lavorato per diversi giornali locali a Guadalajara e Tepic, inizia a lavorare per l’Associated Press come fotografo a contratto dal 2001 al 2011.

Durante la sua carriera è stato premiato con diversi riconoscimenti, tra cui diverse menzioni d’onore al World Press Photo nel 2010, al Domestic News Picture Story e New Singles. E’ stato inoltre insignito di altri premi, tra cui: 67th Pictures of the Year International, Excellence Award on Spot News; Photographers Giving Back Aaward, primo classificato nella sezione News Picture of the Year 2009; 3° classificato al primo POY Latin America nella sezione Spot News Single;, terzo posto alla diciassettesima edizione del Bayeux-Calvados Award for War Correspondents con il lavoro Guerre contre la drogue, Primo posto nel secondo POY Latin America, Spot News Single.

Ha partecipato come docente al “Trainer of trainers 2012 – 2015”, un programma congiunto tra ARTICLE 19 México e World Press Photo con l’obiettivo di rafforzare le conoscenze e le abilità dei giornalisti visivi in ​​merito a questioni di sicurezza, etica e buone pratiche in giornalismo.

Guillermo Arias ha recentemente vinto il Visa d’or News, il premio più importante assegnato dal festival Visa pour l’Image.

guillermoarias.com

Pedro Pardo è nato a Puebla nel 1974 e ha studiato grafica all’Institute de Artes Visuales di Puebla.

Ha frequentato numerosi corsi di fotografia e giornalismo, inclusi seminari con Alex Webb e Rebecca Norris e corsi di fotogiornalismo del paesaggio presso il Centro de Estudios Martianos, a L’Avana.

Pardo ha lavorato come fotografo ed editore con El Universal, Sintesis, El Sur, La Jornada de Oriente e La Jornada de Guerro. Lavora per La Jornada de Guerro e per Agence France-Presse.

Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre collettive e personali e ha vinto numerosi premi nazionali, tra cui il Premio de Periodismo Tlaxcala e il Convocatoria Mundial, per il libro When the World Said ‘No’ to the War. Altri riconoscimenti includono un secondo premio ai Bayeux-Calvados Awards per corrispondenti di guerra, FotoWeek Aawards, menzioni dalla rivista Time e in Life e nel concorso POYi.

Nel 2019 Pedro Pardo si è aggiudicato il il terzo posto nella categoria News del World Press Photo per la fotografia intitolata Border Crossing.

Instagram: @ppardo1
Twitter: @PPardo1

Footer version 1